La notte che saltò in aria il Porto di Venezia

A cura del prof. Giancarlo Cunial

Foto bombardamento della Marittima, il Porto di Venezia, avvenuto il 21 marzo 1945

Mi ero da poche settimane sistemato con la mia famigliola nella nuova ed ampia casa, al secondo piano del Palazzo Soranzo a San Stin, in Venezia, quando Mussolini dichiarò guerra ai francesi.

Venni subito richiamato in servizio militare e dovetti quindi trovare un rifugio sicuro a mia moglie e ai miei figli mentre si iniziavano i bombardamenti aerei.

La mia giovane famigliola si sistemò a Valdobbiadene, dove trovò ancora gli echi della simpatia goduta da mio papà che vi era stato farmacista, presso l’ospedale, dal 1905 al 1910.

Quando fui congedato e fui sicuro che gli Alleati non avrebbero bombardato Venezia, riportai abbastanza tranquillamente la famigliola a Venezia.

La vita qui trascorreva relativamente quieta, con frequenti allarmi e incursioni aeree, ma grazie a Dio senza gravi perdite o danni, se si paragonano con quelli subiti da altre città venete.

Notevoli furono soltanto gli effetti della terribile esplosione derivante dal bombardamento diurno di una nave ancorata in Marittima (il porto di Venezia): la nave venne centrata in pieno, saltò in aria, colpì anche un deposito di mine in un magazzino del porto. Per l’esplosione si infransero i vetri delle finestre di quasi tutta la città.

Io mi trovavo ad una finestra del nostro appartamento – come sempre facevo, specialmente di notte, per vedere se l’andamento delle incursioni consigliava o meno di svegliare i bambini e farli scendere in rifugio – e osservavo attento il carosello dei bombardieri che si tuffavano in picchiata sulla Marittima, quando un qualche cosa non ben definibile , forse un movimento turbolento del fumo delle esplosioni, mi mise in allarme, tanto che mi precipitai in sala gridando a mia moglie che aveva in braccio il piccolo Giovanni di aprir le finestre e di scendere subito in rifugio coi bambini.

In quel momento si udì una terribile esplosione e i vetri, non ancora aperti, si infransero fragorosamente con grave rischio per mia moglie, per me e per Beppino che stava già scendendo solo le scale e che – come noi – miracolosamente non fu investito dalla pioggia dei frammenti di vetro…

Scendemmo quindi di corsa e ci recammo in Campo San Polo, come molti altri, temendo che ulteriori esplosioni non facessero crollare gli edifici. Il che, per fortuna, non si verificò.

Foto del magazzino del Porto di Venezia che saltò in aria per le molte mine stoccate

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IL BOMBARDAMENTO DEL PORTO DI VENEZIA, 21 MARZO 1945

Venezia è stata risparmiata dalle devastazioni e dagli orrori degli attacchi aerei per quasi tutta la durata della Seconda Guerra Mondiale.

Unica eccezione era stato il mitragliamento alleato, il 14 Agosto 1944, della nave ospedale tedesca Freiburg, ormeggiata in Bacino di fronte a Palazzo Ducale che aveva causato la morte anche di 20 civili imbarcati su un battello di linea.

Soltanto dopo la distruzione dell’Abbazia di Montecassino, il 7 Aprile del ‘44, era stato stilato un elenco dei siti e delle città di interesse storico-artistico da risparmiare.

E Venezia, ovviamente, era tra i luoghi da non bombardare.

Ma gli alleati anglo-americani si erano accorti di come la città fosse divenuta snodo cruciale di una rete di trasporto fluviale, con cui i tedeschi avevano sostituito quella ferroviaria, gravemente danneggiata.

Si decise allora di attaccare il porto della città, con un’azione (il nome in codice era: Operation Bowler) che avrebbe dovuto essere quanto più possibile chirurgica. La missione fu affidata ad uno dei piloti più abili e decorati della R.A.F. (Royal Air Force): il colonnello George Westlake.

Nel assegnargli il comando, il vice-ammiraglio Foster chiarì l’assoluta priorità di non danneggiare obiettivi civili o di interesse artistico. L’operazione fu chiamata ‘bombetta’ ad indicare il cappellino borghese che avrebbero dovuto indossare, perché radiati, i militari, nel malaugurato caso avessero danneggiato qualche monumento importante.

L’azione ebbe pieno successo tattico con grave danno per l’organizzazione logistica dei nazisti.

Disgraziatamente però saltò in aria anche un magazzino in cui erano stoccate molte mine marine: l’onda d’urto che ne seguì, infatti, rase al suolo un edificio di cinque piani del vicino quartiere di Santa Marta, causando una ventina di vittime.

Lo stesso Spitfire (l’aereo da caccia monoposto ad ala bassa) che stava riprendendo lo scenario dell’attacco ne fu violentemente investito, come testimoniano le foto mosse scattate nell’occasione: l’esplosione ruppe i vetri della città e vi furono gravi danni agli affreschi del Tiepolo a Palazzo Labia. Addirittura il rosone della Chiesa di San Pietro a Murano crollò verso l’interno danneggiando l’organo.

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Il testo di questo post è stato scritto dal prof. Pietro Leonardi (nato a Valdobbiadene, il 29 gennaio 1908 – morto a Venezia, il 26 gennaio 1998) papà del religioso Cavanis Giuseppe Leonardi (nel post è detto “Beppino”), uno dei più grandi icnologi viventi.

Foto del Porto di Venezia prima dell’attacco del 21 marzo 1945

Alfabeto di Marghera. Rassegna stampa presentazione 24.01.2019

Il Progetto “Alfabeto di Marghera” è stato presentato giovedì scorso presso l’Aula Magna e l’Aula del Tempo della Scuola Grimani di Marghera. Si tratta di un innovativo percorso promosso dal Comitato “Marghera forever” che sarà candidato al Festival dello Sviluppo Sostenibile in programma in Italia tra maggio e giugno 2019. 

banner quadro alfabeto di marghera sviluppo sostenibile 2019

L’obiettivo consiste nel realizzare un alfabeto con 21 opere d’arte che andranno a comporre una pubblicazione e un videoclip. Gli autori saranno oltre 400 alunni delle scuole di Marghera supportati da tutor creativi, maestri d’arte e videomaker.

RASSEGNA STAMPA

la nuova venezia - alfabeto di marghera 25 gennaio 2019 il gazzettino - alfabeto di marghera 25 gennaio 2019

Venezia Today

Il Comitato “Marghera forever”, con presidente Simonetta Saiu, vicepresidente Elvio Goldin e coordinatore Vittorio Baroni, sottolinea “l’importanza di poter operare assieme con scuole ed istituzioni, imprese ed organizzazioni culturali”.

Tutto il mese di febbraio sarà dedicato alla stesura degli accordi di collaborazione con enti e sponsor. Tra le disponibilità già raccolte quella dell’Assessorato alla Città Sostenibile della Città di Venezia, la Municipalità di Marghera, il Museo M9 e il Circolo Artistico Serenissima.

foto comitato alfabeto di marghera in aula del tempo 24 gennaio 2019

La motivazione progettuale dell’”Alfabeto di Marghera” tende a valorizzare un importante territorio simbolo del ‘900 nel 100° anniversario di Marghera appena celebrato.

Grazie alla strategia dello Sviluppo Sostenibile, indicata dall’ONU con l’”Agenda 2030”, saranno evidenziate tre importanti caratteristiche del territorio: “Marghera Multiculturale”, “Marghera Città del Lavoro” e “Marghera Città Giardino”. Ecco le parole dell’”Alfabeto di Marghera”: alberi, biciclette, chiese, darsena, energia, fabbriche, giardino, habitat, intercultura, laguna, mercato, negozi, operai, porto, questura, rotonde, sostenibilità, tram, uguaglianza, vega e zampilli intesi come quelli della grande fontana alla porta nordest di Marghera in Piazzale Giovannacci.

banner alfabeto di marghera

Spiegazione griffe M di Marghera

L’idea griffe della M di Marghera è nata conversando tra persone Margherini DOC. Cioè, parlando su come si potevano valorizzare alcuni produzioni e la storia margherina.

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Quindi, da questa iniziale premessa, la M è stata appositamente studiata dal Comitato promotore dell’iniziativa “Marghera forever ♡ calamitante DOC”. Così è stato realizzato il timbro per la griffatura grazie a preziosi consigli tecnici specialistici. In primo luogo lo studio mirava a rendere leggibile la lettera M, nel senso bidirezionale.

La bozza già sperimentata è in fase di limatura, sgrezzatura, definizione di pixel, variabili e colori. Ciò grazie al supporto offerto da grafici professionisti per l’Equipe tecnica e dagli sponsor. La griffe sarà riportata in “bella copia” nel BOOK stampato a Marghera in digitale. Ci saranno anche tutti i ringraziamenti e le foto delle quali abbiamo potuto ricevere le liberatorie autorizzate e Copyright.

“Marghera Città del Lavoro”

Come ideazione, il senso della M tende a rappresentare diversi significati storici Margherini. Da un lato ė come simboleggiata la tecnologia di “Marghera Città del Lavoro” affacciata sulla laguna. Tubi di acciaio antichi del ‘900 che si vedono ancora nelle fabbriche del Porto. Anche le serpentine prodotte a Marghera nelle turbine, quelle nei frigoriferi e le lavastovoglie. Oppure tipo la M leggibile guardando i radiatori in ghisa, quelli di una volta che ci sono ancora in molte abitazioni.

“Marghera Città Giardino”

Dall’altro lato, tra l’area produttiva e quella urbana, come a voler rappresentare un grande ponte nel territorio margherino, c’è la “Marghera Città Giardino”. Nel senso di voler collegare Marghera come fanno le ondine fluttuanti. Cioè, quelle calme nei canali del Porto e quello antichissimo dei Bottenighi. Ancora oggi ci sono vari canaletti interni, dalla Laguna e viceversa verso Forte Tron e oltre. Fino a Villabona, Valleselle e attraversano le Catene. La Riviera da Fusina a Malcontenta, Ca’ Brentelle e Ca’ Sabbioni. La Darsena con il ponte strallato e anche la zona della Rinascita, dalla chiesetta della Rana. Passando per Ca’ Emiliani e sotto la Romea ci sta l’antico Botinicus scavato e usato dai romani. Inoltre, la M è stata pensata come stilizzazione dei bruchetti delle farfalle. Spesso si vedono libere a svolazzare in giro per Marghera. Infatti, abbiamo un territorio ricchissimo di acqua e alberi di svariate specie. Marghera esprime una delle più alte concentrazioni di verde in Italia e in Europa. Il bruchetto della M di Marghera ci hanno già suggerito di farlo colorato, stilizzato con gli occhietti e riprodotto su adesivi.

 

Questa idea della M è stata realizzata e sperimentata a Marghera su mozzarelle in carrozza (Rosticceria Bottazzo), dischi di pane (Panificio F.lli Ferrarese), cornetti pizza (History Pizzeria Ristorante) e dolcetti a forma di cuore, stella e alberello (Pasticceria Danieli). Iniziativa riconosciuta nel programma della rassegna “Le Città in Festa“.

Le Città in Festa Marghera forever calamitante DOC

Foto by Luca Penna ph

Lando Arbizzani e Marghera Città del Lavoro. Hobby foto a 12 anni e a 18 inizia a lavorare a Porto Marghera come tubista, poi diventa imprenditore

Foto Marghera di Lando Arbizzani 1.jpg

Di quanto vissuto a Marghera, ci sono tantissime storie di vita lavorativa da raccontare. Quella di Lando Arbizzani non è solo di un Maestro del Lavoro con l’hobby della fotografia dall’età di 12 anni.

Classe 1939 e originario di a Sesto al Reghena (PN), dopo la Terza Media e la prima Superiore al Pacinotti, inizia a lavorare continuando a studiare alla sera. Prima un corso di Disegno Tecnico e poi uno biennale come Analista chimico.

A diciotto anni, proprio nella Città del Lavoro di Marghera, inizia a fare il tubista. Una lunga carriera al lavoro lo ha poi spinto a diventare imprenditore, consulente e formatore.

Ha prodotto documentari mettendo a soggetto la storia della Zona Industriale di Porto Marghera e il Fronte della Grande Guerra visto dal cielo.

Pilota di Aliante e velivoli a Motore, ha curato e cura varie mostre.  Collabora settimanalmente per un Contest fotografico degli Stati Uniti, V.B. di Cupertino in California.

© Foto di Lando Arbizzani con tutela di liberatoria rilasciata per solo scopo didattico e storico all’iniziativa “Marghera forever ♡ calamitante DOC”. Contenuti divulgati alle condizioni della Licenza Creative Commons BY-NC-SA Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

Marghera Città del Lavoro nelle foto dell’archivio Montedison

Archivio Montedison liberatoria Lando Arbizzani 1

In queste foto dell’archivio Montedison si percepisce la complessità costruttiva della Città del Lavoro. Tra enormi tubi e impianti, gru e capannoni, emergono i tratti iniziali di una parte molto importante di Marghera. Dalle immagini si vede come fu costruito il territorio che rappresentò la più grande area industriale d’Europa.

 

Per la collaborazione richiesta e ricevuta, il Comitato promotore esprime particolare ringraziamento al Gruppo Facebook Amici del Petrolchimico.

© Archivio Montedison con tutela di liberatoria concessa a Lando Arbizzani e rilasciata per solo scopo didattico e storico all’iniziativa “Marghera forever ♡ calamitante DOC”. Contenuti divulgati alle condizioni della Licenza Creative Commons BY-NC-SA Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

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