“Mozzarelle Piscina” by Rosticceria Fratelli Bottazzo. Margherini DOC e scuole. Premio concorso disegni classi medie

Grazie a Rosticceria Fratelli Bottazzo, partner dei Margherini DOC. Storica impresa di Marghera in Piazza Mercato che l’anno scorso ha festeggiato i 60 anni di attività.

La Rosticceria Fratelli Bottazzo farà le speciali “Mozzarelle Piscina” per il Premio concorso like e love sui disegni scuole medie.

Si voterà dal 12 al 18 maggio sulla pagina Facebook dei Margherini DOC www.facebook.com/MargheriniDoc.

Chi può votare?

👍💓

Genitori, fratelli e sorelle, insegnanti, parenti e amici… tutti possono votare e far votare i disegni delle classi con un semplice like o love.

Le classi delle scuole medie che riceveranno più mi piace e cuoricini vinceranno una fornitura completa di mozzarelle speciali fatte a Marghera dalla Rosticceria Fratelli Bottazzo, più le bibite per tutti gli alunni della classe.

Progetto SEA Sport Educazione Acqua per la Piscina di Marghera

CONCORSO SCUOLE

DISEGNI POSTER

Dal 12 al 18 maggio partecipa anche tu al Concorso disegni poster delle classi INFANZIA, ELEMENTARI e MEDIE.

Vota e invita a votare con like o love 👍💓 il tuo disegno preferito!

Le elezioni si terranno sulla pagina Facebook dei Margherini DOC

Dal 12 al 18 maggio clicca qui:

www.facebook.com/MargheriniDoc

per votare i disegni poster delle classi INFANZIA, ELEMENTARI e MEDIE

Leggi le news del progetto:

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“Torte Piscina” by Pasticceria Milady. Margherini DOC e scuole. Premio concorso disegni classi infanzia ed elementari

Grazie a Pasticceria Milady, partner dei Margherini DOC. Innovativa e famosa azienda in Via Trieste che ha portato Marghera alla ribalta nazionale con trasmissioni televisive di grande interesse.

Roberto Giuffrè e la moglie Milady faranno le “Torte Piscina” per il Premio concorso like e love sui disegni scuole infanzia ed elementari.

Chi può votare?

👍💓

Si voterà dal 12 al 18 maggio sulla pagina Facebook dei Margherini DOC www.facebook.com/MargheriniDoc.

Genitori, fratelli e sorelle, insegnanti, parenti e amici… tutti possono votare e far votare i disegni delle classi con un semplice like o love.

Le classi delle scuole infanzia ed elementari che riceveranno più mi piace e cuoricini vinceranno una grande torta speciale fatta da Milady a forma di piscina, più le bibite per tutti gli alunni della classe.

Progetto SEA Sport Educazione Acqua per la Piscina di Marghera

CONCORSO SCUOLE

DISEGNI POSTER

Dal 12 al 18 maggio partecipa anche tu al Concorso disegni poster delle classi INFANZIA, ELEMENTARI e MEDIE.

Vota e invita a votare con like o love 👍💓 il tuo disegno preferito!

Le elezioni si terranno sulla pagina Facebook dei Margherini DOC

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REFERENDUM Piscina di Marghera

Oggi è iniziato il REFERENDUM sul nome della Piscina

Le classi elementari e medie di Marghera votano nelle classi, adulti e amici votano a questo link nel gruppo Margherini DOC fino alle ore 12:00 del 5 maggio 2021.

La pubblicazione dei risultati finali totali del referendum avverrà entro le ore 18:00 del 12 maggio 2021.

L’elenco completo sarà poi consegnato al Sindaco della Città di Venezia e al Presidente della Municipalità di Marghera.

Solo le scuole possono eventualmente integrare proposte di nomi considerato che non hanno partecipato alla fase di candidatura dei nomi che è avvenuta tra luglio 2020 e marzo 2021 nel gruppo Margherini DOC.

C’è un Margherino DOC, Alessandro Ragazzo, tra i 50 finalisti al Concertone del Primo Maggio a Roma

CLICCA QUI PER VOTARLO

Cantautore e Musicista di Marghera

Nelle sue canzoni ho cercato spesso di raccontare Marghera e Venezia ed è tra i 50 finalisti per suonare sul Palco del Concertone del Primo Maggio a Roma. Link per votarlo.

Alessandro Ragazzo ama fare festa ma scrive canzoni tristi. Nasce e cresce a Marghera, periferia di Venezia, come chitarrista elettrico. Scopre a vent’anni la bellezza della semplicità e con qualche accordo e delle parole sincere inizia a scrivere canzoni. Così pubblica 3 Ep in inglese, tra cui uno registrato ai Flux Studios di New York (US), e 3 singoli ed un ep in italiano, ottenendo ottimi consensi dalla critica. Gli piace raccontare ciò che lo circonda, cose tristi tendenzialmente, ma con romanticismo.

Fonte: 1mnext.primomaggio.net

Scopri tutte le canzoni di Alessandro Ragazzo su YouTube

Piscina Marghera. Info e foto sopralluogo Municipalità 15 aprile 2021

La Piscina di Marghera in corso di ultimazione in Via della Macchine (fronte Darsena e ponte strallato) è un impianto sportivo composto da due vasche con le seguenti caratteristiche:

  • una vasca principale di 25 x 12,50 m con profondità di 1,80 m per attività natatorie;
  • una seconda vasca, di dimensioni 8 x 12,50 m con profondità da 1,20 a 0,60 m, per corsi ed attività di acquaticità per bambini.

Sono in costruzione anche le gradinate interne al corpo vasche, destinate ad ospitare circa un centinaio di persone in caso di competizioni.

Al primo piano sarà fruibile una palestra pubblica per attività sportive collaterali come ad esempio fitness, attività a corpo libero o con attrezzi.

Il parcheggio ha una capacità di 54 posti auto.

La struttura presenta caratteristiche di Sostenibilità poiché sarà alimentata da energia elettrica green con impianto di pannelli fotovoltaici.

Ecco l’aggiornamento fotografico sullo stato avanzamento lavori al 15 aprile 2021, sopralluogo della Municipalità di Marghera:

Crediti info e immagine:

Municipalità di Marghera

foto di Nicoletta Ongarato

in uso per Margherini DOC

e margheraforever.org

PROGETTO SEA

Sport Educazione Acqua

Scegli il nome da proporre per la Piscina, partecipa al progetto dei Margherini DOC con le scuole

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CONCORSO SCUOLE

DISEGNI POSTER

Dal 12 al 18 maggio partecipa anche tu al Concorso disegni poster delle classi INFANZIA, ELEMENTARI e MEDIE. Vota il tuo disegno preferito! Le elezioni si terranno sulla pagina Facebook dei Margherini DOC

Dal 12 al 18 maggio clicca qui:

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Sport Educazione Acqua, al via SEA il progetto dei Margherini DOC con le scuole per la Piscina di Marghera

Scuole e Margherini DOC per la Piscina di Marghera, al via il progetto “SEA Sport Educazione Acqua”. Concorso disegni delle classi, referendum su 90 nomi e idee educative degli insegnanti.

Il gruppo Margherini DOC e l’Istituto Comprensivo Filippo Grimani danno vita al progetto “SEA Sport Educazione Acqua”. Al centro: la Piscina di Marghera.

Scopo: valorizzare la nuova Piscina in corso di ultimazione in Via delle Macchine.

Obiettivo: rendere partecipi in modo attivo alunni, insegnanti, persone in relazione con la scuola e i cittadini.

Sono tre le iniziative in programma:

  1. REFERENDUM NOME PISCINA – Si inizia il 21 aprile con il referendum sul nome da dare alla Piscina. Fino al 5 maggio gli alunni potranno votare la preferenza su una scheda di 90 nomi e proporne altri. Adulti e amici, nello stesso periodo di tempo, potranno votare nel gruppo Margherini DOC. I risultati saranno inviati al Sindaco della Città di Venezia e al Presidente della Municipalità di Marghera.
  2. CONCORSO DISEGNI CLASSI – La seconda iniziativa mette in gioco le classi della scuole dell’infanzia, della primaria e della scuola secondaria di I grado attraverso un concorso a disegni. La votazione pubblica dei disegni avverrà dal 12 al 18 maggio mediante like e love sulla pagina Facebook dei Margherini DOC. Per le due classi vincitrici (una infanzia, una primaria e una secondaria di I grado) sono previsti diversi premi tra cui golosità alimentari rigorosamente DOC prodotte a Marghera.
  3. IDEE EDUCATIVE INSEGNANTI – La terza iniziativa è rivolta agli insegnanti che, in nome della libertà di espressione educativa individuale e/o di gruppo, elaboreranno idee progettuali sul tema “Piscina di Marghera” nel trinomio Sport, Educazione e Acqua.

I 90 nominativi indicati nella scheda preferenze sono stati raccolti dal gruppo Margherini DOC da luglio 2020 fino a febbraio 2021. La fase test di pre-selezione ha centinaia di persone: le proposte sono state raccolte sulla base di 234 commenti.

L’informazione sulle attività sarà puntualmente aggiornata nel gruppo e pagina Margherini DOC, attraverso i mezzi informativi dell’Istituto Comprensivo Filippo Grimani, sul sito Marghera forever e il gruppo “I ragazzi del patronato Gesù Lavoratore”. LA CISTERNA di Marghera in digitale dedicherà un numero speciale che raccoglierà e racconterà tutta l’esperienza.

Il progetto, aperto alla partecipazione di Catene e Malcontenta (IC Baseggio), seguirà gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile ONU Agenda 2030, in particolare per i seguenti tre traguardi:

  • 4.1 equità e qualità nel completamento dell’educazione primaria e secondaria;
  • 6.b partecipazione delle comunità locali nel miglioramento della gestione dell’acqua;
  • 11.3 urbanizzazione inclusiva, partecipativa e sostenibile.

LA CISTERNA e rinasce la storia di Marghera. ARGO 16 nei ricordi dei Margherini DOC

1° numero LA CISTERNA, il giornalino di Marghera che rinasce in digitale con diffusione gratuita grazie ai Margherini DOC.

Ringraziamo Celestino Montagner perché si è potuto recuperare e onorare LA CISTERNA, ovvero un giornale del ‘900 di Marghera che aveva taglio critico, umoristico e dialettale. La redazione era in Via Canetti, una copia costava 30 lire e il “Comitato per Marghera” era retto da Angelo Scarpa e Aldo Biasiol.

ARGO 16 è stata una vicenda margherina rimasta nella memoria collettiva come sconvolgente e pericolosa. Quella mattina del 23 novembre 1973 il bimotore dell’Aeronautica Militare, appena decollato dal Marco Polo di Tessera, precipitò sullo stabilimento Montefibre di Porto Marghera. Tutti morti i quattro membri dell’equipaggio, ma poteva essere una tragedia ben più grande considerato che fu sfiorato il deposito del micidiale gas fosgene.

LA CISTERNA pubblica le memorie del Maestro del Lavoro Lando Arbizzani, dal 1957 al 2003 ha sempre prestato attività a Porto Marghera, “furono danneggiate 120 vetture… timore per mio padre, infermiere alla Montefibre”. Lo scrittore Alessandro Cuk parla del suo libro “Canto di Fragilità” ispirato ad ARGO 16 che “esprime questo senso di metafora, espressione della caducità umana e i ricordi da ragazzo “bastava un rumore un po’ più forte, uno scoppio, uno squillo di sirena per leggere negli occhi della gente un sottile filo di inquietudine”.

Poi altre memorie dei Margherini DOC Elio Urbinati “Io ero là e ancora non dimentico. Quella mattina ero in turno 6-14. Dalle finestre del laboratorio un mio collega ha notato l’aereo che andava su e giù, come si fosse perduto. C’era una nebbia indescrivibile”, di Marina Giugie “Dopo 3 anni dal disastro, sono andata a lavorare al centro elaborazione dati, c’erano ancora i resti dell’aereo esattamente dove era caduto”, di Fabio Valerio “Un caro amico, un poliziotto della vecchia guardia, mi raccontava che intervenuto sul posto, c’erano banconote sparse dappertutto”. Anche i ricordi di Nello Guercini “Io quella mattina la ricordo benissimo, ero agli Impianti Pilota e mi avvisarono di uscire dal reparto”, di Roberto Semenzato “Ha sorvolato, sfiorato il serbatoio del fosgene. Nel caso l’avesse centrato, sarebbe stato una catastrofe di proporzioni inimmaginabili” e di Stefano Marchiori “Mia mamma lavorò al petrolchimico per un po’ di tempo… Io ricordo che quel giorno tornò a casa distrutta. Ho il ricordo di una donna terrorizzata”.

LA CISTERNA è composta da sei pagine e l’ultima riprende alcune immagini dell’antica storia di Marghera. Un particolare della veduta di Jacopo de’ Barbari del 1500 dove Marghera era chiamata MARGERA e un disegno del secolo XVI, conservato all’Archivio di Stato di Venezia, nel quale si nota il nome MARGERA: sono raffigurati lunghi edifici con porticati e la grande scritta OSTARIE. In altre immagini antiche, alcune di origine imprecisata, si vede la conferma di Marghera chiamata anche Malgera oppure Merghera nel 1536 in una mappa di Benedetto Bordon.

Margherini DOC è un Gruppo fondato il 2 giugno 2009 (il 9 marzo 2021 ha registrato il numero di 6666 membri) amministrato da Massimo Montefusco, Vittorio Baroni, Gabriella Traini, Lucia Giugie, Massimo Acquasalsa Menin e Michele Eto Borsetto. Tra le principali attività dei Margherini DOC vi è la conservazione della memoria socioculturale e territoriale. Il Gruppo si occupa di creare collezioni storiche della Marghera del ‘900 e quella antica. L’Archivio Margherini DOC è formato con le donazioni dei membri e integrato con segnalazioni provenienti dal web. LA CISTERNA è diffusa in collaborazione con il sito margheraforever.org e il gruppo “i ragazzi del patronato Gesù Lavoratore”.

Giorno del Ricordo 10 FEBBRAIO. L’arrivo dei profughi Giuliano Dalmati a Venezia da un racconto vero di Luigi “Gigio” Zanon

Oggi 10 febbraio ricordiamo anche i moltissimi Margherini e le loro famiglie arrivati a Venezia senza nulla, profughi italiani, cioè Esuli Giuliano Dalmati. In questo raccolto del compianto Luigi “Gigio” Zanon la storia vera di come, da veneziano che abitava in Campo della Lana, visse l’arrivo dei profughi Giuliano Dalmati a Venezia.

Ricordo di una brutta giornata

di Luigi “Gigio” Zanon

Era finita la guerra da pochi mesi ed eravamo ancora occupati dagli Alleati.

Vicino a casa mia c’era un ex convento di frati Teatini, di pertinenza della chiesa dei Tolentini, che era stato soppresso dalle famigerate leggi napoleoniche e adibito a caserma.

Prima ci furono militari italiani di non so quale specialità, poi fu occupato dagli Inglesi.

Davanti a questo ex-convento c’era uno spiazzo, che chiamavamo “campazzo” dove noi ragazzi della zona si andava a giocare. Allora abitavo in campo della Lana e la chiesa dei Tolentini era la mia parrocchia.

Un giorno, all’improvviso, gli Inglesi se ne andarono e si trasferirono in locali di pertinenza del porto perché, ci avevano detto, stavano per arrivare dei profughi e i locali dell’ex-convento servivano per loro. Inoltre gli Inglesi dovevano sorvegliare questi profughi, ma noi ragazzi non ne capivamo il motivo.

Solo ci accorgemmo che nel nostro “campazzo” si erano installati gli stessi uomini con il bracciale rosso sulla manica che qualche mese prima scorazzavano per Venezia a caccia di fascisti e di tedeschi.

Ci dissero che quelli che arrivavano erano gente non italiana, sc-iavi traditori che venivano lì sistemati in attesa di trasferirli in altri luoghi perché a Venezia non li volevano.

Gli uomini col bracciale ci “consigliarono” anche di non trattare con loro nella maniera più assoluta perché era gente per nulla raccomandabile e che se ci avessero visto giocare o ‘parlare con qualche ragazzo avrebbero preso dei provvedimenti contro di noi…

Dopo qualche giorno arrivarono.

Erano donne, vecchi, ragazzi come noi, bambini piccoli, si portavano dietro dei sacchi e alcune valige. Era una fila interminabile. Saranno stati qualche centinaio.

Una volta dentro, gli uomini dal bracciale rosso (che poi seppi che erano i partigiani della Garibaldi, sezione Ferretto) li accolsero con grida, sputi, spintoni, imprecazioni, quindi chiusero le porte dell’ex-convento e rimasero fuori di guardia.

Ogni giorno arrivavano militari, uomini ben vestiti, certi con il bracciale rosso e altri con un bracciale verde, e altri ancora.

Dalla parte del canale – perché su due lati l’ex-convento era circondato dall’acqua – ogni giorno arrivavano barche sorvegliate dagli Inglesi che scaricavano sacchi con roba da mangiare.

Passarono così un paio di mesi, poi riaprirono le scuole ed eravamo già a ottobre.

Mio padre – fortunatamente – non mi fece andare nelle Scuole Pubbliche, ma dai padri Cavanis. Quell’anno ero in terza elementare.

Verso i primi giorni di dicembre, alla chetichella, si aggiunsero a noi e nella nostra stessa classe sei di quei ragazzi che abitavano nell’ex convento e che avevamo conosciuto solo perché noi giravamo per i canali con la nostra barchetta e loro erano sempre affacciati alle finestre, dalle quali uscivano sempre degli odori a noi sconosciuti.

Anche il modo di parlare era diverso dal nostro, seppure ci si capiva benissimo e le parole erano le stesse.

Ovvio che fra ragazzi ci si parlasse, così come fu ovvio che qualche cosa ci dissero delle loro condizioni e dei motivi per cui si trovavano in quelle condizioni.

Ma da parlare con loro come Giulietta e Romeo, cioè noi in barca e loro dalle finestre, a poter dialogare direttamente a tu per tu durante la ricreazione era cosa ben diversa!

I preti se ne accorsero che a noi interessava di più parlare con questi ragazzi, piuttosto che giocare le nostre solite partite di calcio.

Allora vennero in classe, e anche nelle altre classi dove c’erano questi ragazzi, dei signori che ci spiegarono i motivi di quello che stavamo vivendo e chi veramente fossero quei ragazzi e i loro famigliari.

Erano i Profughi che scappavano dall’ Istria, dalla Dalmazia, ecc.

Ma… non ci avevano insegnato che quelli erano territori italiani? Anzi: ci avevano detto che erano territori veneziani, perché i confini di Venezia un tempo arrivavano fino a lì! E ora?

Perché li cacciavano?

Dura da capirla a otto anni! Ma un po’ alla volta ci arrivammo! E diventammo amici: alla brutta faccia dei partigiani col bracciale rosso, che intanto avevano cominciato ad andarsene del campazzo.

Così iniziammo a frequentarci, a essere amici, a giocare assieme, a vivere assieme. Alle volte loro venivano a casa mia, o dei miei amici, e alle volte eravamo noi ad andare a casa loro. A casa loro…

Piccole stanze che una volta erano le celle dei frati, oppure i grandi stanzoni con divi sori fatti di coperte sostenute da spago o da fil di ferro.

E le loro mamme e i loro nonni iniziarono a raccontare. I loro padri non c’erano o perchè erano spariti o perchè qualcuno di loro aveva trovato un lavoro fuori Venezia. Ma i più erano “semplicemente” spariti, e c’erano altre persone che da fuori facevano ricerche su dove fossero.

Di alcuni sapevano che erano prigionieri chi in Germania, chi in Russia, e chi… chi sa dove…

Ogni tanto si sentivano delle urla e dei pianti di disperazione: erano i famigliari di quelli dei quali si veniva a conoscere la fine: AMMAZZATI E GETTATI DENTRO LE FOIBE, molti di loro ancora vivi!!!

Era la prima volta in vita mia che sentivo questo nome: foiba! E mi raccontarono!

E raccontarono.

Raccontarono di quando, in piena notte, arrivavano i militari Jugoslavi – che loro chiamavano i “Tititni” – a cacciarli fuori di casa con pochi stracci e le loro case venivano immediatamente occupate dai famigliari dei titini.

Del concentramento che avevano fatto nei pressi dei moli dei porti di Pola, di Fiume, ecc. durante il trasferimento dalle loro case al porto, diversi di loro sparivano e non ne sapevano più nulla. Non ne sapevano più nulla, finchè le notizie portate dai mille canali di un Popolo in fuga non accendevano quei pianti e quelle urla!

Poi furono imbarcati su delle carrette e messi nelle stive per essere spediti come bestie o come merce nei porti italiani.

Io posso dire di come sono stati accolti a Venezia, perché me lo hanno raccontato loro stessi, non posso dire di come sono stati accolti negli altri porti, ma da come si è poi saputo, pare che il trattamento non sia stato differente.

Innanzitutto all’arrivo in rada – fuori dal porto di Venezia – vennero scortati da imbarcazioni militari con a bordo i soliti dal bracciale rosso. Una volta giunti a riva, a terra li aspettavano i militari Inglesi che li schedavano, e assieme agli Inglesi c’erano i partigiani.

Fuori dei cancelli e fuori dal recinto del porto c’erano uomini e donne che li insultavano, li chiamavano sporchi slavi, fascisti, traditori, ecc. ecc.

Rimasero sul molo del porto di Venezia per tutto il giorno e tutta la notte, finchè all’alba – dopo che i recinti del porto si furono svuotati dalla gente, li incolonnarono e li scortarono a piedi fino all’ex-convento, dove vennero ammassati.

Ogni giorno arrivavano le barche degli Alleati a portare loro il cibo, e non potevano uscire.

Solo i ragazzi per andare a scuola, e poi dentro di nuovo.

Così andarono avanti per un paio d’anni. Ovviamente la sorveglianza si era molto allentata, anzi: era quasi scomparsa. Allora anche le donne e i vecchi poterono uscire e raccontare!

E molte di quelle donne che prima li offendevano, poi le vidi piangere nell’ascoltare i loro racconti.

Ricordo ancora molti di quei ragazzi e i loro nomi.

Con uno di loro mi sono trovato imbarcato quando navigavo con le navi dell’Adriatica. Con altri rimanemmo amici.

Andando avanti con gli anni, e studiando la storia di Venezia, venni a sapere che tutti quei territori da cui erano stati scacciati erano stati da sempre Territori veneziani.

Specialmente quelli sulla costa. e ancora da prima che arrivasse Roma repubblicana e imperiale.

Poi ridivennero veneziani sotto la Repubblica Veneta. Anche se gli Ungheri e le popolazioni dei Balcani spingevano per arrivare fino alla costa, quelle furono sempre Terre venete!

L’ultima città ad ammainare la gloriosa bandiera di San Marco fu la città più meridionale della Dalmazia: Perasto. E la bandiera Veneta ancora giace sotto l’altare del Duomo di Perasto.

Poi arrivarono gli Austriaci. E loro, imponendo l’egemonia su tutte le terre da loro sottomesse, trasferirono gli abitanti dei BaIcani e dell’ entroterra fino alla costa, iniziando così una pulizia etnica ante litteram. Al punto che depredarono moltissimi dipinti dalle chiese di Venezia – a quei tempi anche lei sottomessa all’Impero – per trasferirli nelle chiese povere della Erzegovina, di Zagabria, ecc.

Questa epurazione durò fino al termine della prima guerra mondiale e al discioglimento dell’Impero Austriaco.

(Però gli Austriaci seppero mettere a buon profitto l’esperienza dei Veneti e dei Veneti Istriano- Dalmati, specie nella marineria! La famosa battaglia di Lissa lo può ben testimoniare! Quella vittoria venne classificata come l’ultima vittoria della Repubblica di Venezia! Infatti gli equipaggi delle flotta austriaca erano formati esclusivamente da Veneti e da Veneti-Istriano- Dalmati!)

Con quella battaglia molti di quei Territori ritornarono a essere italiani, finchè non giunsero i comunisti titini slavi che li scacciarono del tutto i nostri connazionali.

Qui in Italia, anzichè come fratelli, i profughi furono accolti con sputi e imprecazioni!

Nel nome della cosiddetta politica e della solidarietà comunista dell’epoca!

lo ho dovuto vedere tutto questo: all’età di otto anni!

Pensate che me ne possa dimenticare?

Gigio Zanon

Grazie di cuore a Marco Zanon che ha ricordato così “il racconto della testimonianza di mio padre quando vide gli esuli istriani arrivare a Venezia, a quell’epoca aveva solo 8 anni e non dimenticò mai quei tragici momenti, gli rimasero impressi fino alla fine…”.

Messaggio nel Giorno del Ricordo del Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro

A pochi giorni dalle commemorazioni del 27 gennaio dove abbiamo fatto memoria delle stragi di vite umane compiute dal nazi-fascismo nei campi di concentramento, oggi abbiamo il dovere di ricordare tutte le vittime delle foibe e l’esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati italiani dalle loro terre durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra.É la disonorevole storia della violenza dell’uomo verso un altro uomo. Una triste pagina di un passato per troppi anni taciuto.Dopo l’istituzione del Giorno del Ricordo avvenuta nel 2004, le dure parole espresse dall’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano furono un segnale di rottura con il passato.Disse: “La tragedia di migliaia di italiani imprigionati, uccisi gettati nelle foibe assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica” che aveva come scopo “lo sradicamento della presenza italiana da quella che era, e cessò di essere, la Venezia Giulia”.Queste parole pronunciate al Quirinale arrivarono forti e chiare a squarciare quel silenzio accuratamente costruito per tacere la sofferenza di un popolo.Partecipare oggi alla cerimonia cittadina, assieme all’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia rappresentata dal presidente del Comitato di Venezia Alessandro Cuk, è quindi un dovere civico per tutti noi. Sentiamo il dovere di costruire una società entro la quale la violenza conseguente all’ideologia non abbia mai più cittadinanza.Abbiamo il dovere di metterci la faccia e, con il nostro impegno quotidiano, contrastare quei rigurgiti violenti di giustificazionismo o, peggio ancora, di riduzionismo.La storia non si può modificare ma dobbiamo imparare affinché gli errori del passato non si ripetano.E’ questo l’impegno che prendiamo davanti agli occhi dei nostri fratelli Giuliano-Dalmati che ancora hanno vivi nella mente i ricordi delle violenze e delle privazioni patite.Nell’anno delle celebrazioni dei 1600 anni dalla Fondazione di Venezia, essere qui a ricordare questa Giornata assume una valenza ancora più significativa per la nostra Città. É l’occasione per ribadire il nostro legame di sangue, storia e cultura con quelle persone e quelle terre. Un impegno solenne di restare sempre vigili e memori.

A cura di Vittorio Baroni

Palais Lumiere, lezione per Porto Marghera: far convivere industria, arte, economia

Dalle pagine de IL GAZZETINO il Presidente di Confindustria Venezia lancia una sfida al territorio. Vincenzo Marinese prende ad esempio la lezione del progetto Palais Lumiere e propone di far convivere industria, arte ed economia. Prende a modello la città di Lione dove il petrolchimico convive con la città e produce ricchezza. “Occorre agire come facevano i veneziani della Serenissima che per secoli hanno guardato al mondo e ai grandi progetti”.

Fonte: articolo IL GAZZETTINO del 2 gennaio 2021

La notte che saltò in aria il Porto di Venezia

A cura del prof. Giancarlo Cunial

Foto bombardamento della Marittima, il Porto di Venezia, avvenuto il 21 marzo 1945

Mi ero da poche settimane sistemato con la mia famigliola nella nuova ed ampia casa, al secondo piano del Palazzo Soranzo a San Stin, in Venezia, quando Mussolini dichiarò guerra ai francesi.

Venni subito richiamato in servizio militare e dovetti quindi trovare un rifugio sicuro a mia moglie e ai miei figli mentre si iniziavano i bombardamenti aerei.

La mia giovane famigliola si sistemò a Valdobbiadene, dove trovò ancora gli echi della simpatia goduta da mio papà che vi era stato farmacista, presso l’ospedale, dal 1905 al 1910.

Quando fui congedato e fui sicuro che gli Alleati non avrebbero bombardato Venezia, riportai abbastanza tranquillamente la famigliola a Venezia.

La vita qui trascorreva relativamente quieta, con frequenti allarmi e incursioni aeree, ma grazie a Dio senza gravi perdite o danni, se si paragonano con quelli subiti da altre città venete.

Notevoli furono soltanto gli effetti della terribile esplosione derivante dal bombardamento diurno di una nave ancorata in Marittima (il porto di Venezia): la nave venne centrata in pieno, saltò in aria, colpì anche un deposito di mine in un magazzino del porto. Per l’esplosione si infransero i vetri delle finestre di quasi tutta la città.

Io mi trovavo ad una finestra del nostro appartamento – come sempre facevo, specialmente di notte, per vedere se l’andamento delle incursioni consigliava o meno di svegliare i bambini e farli scendere in rifugio – e osservavo attento il carosello dei bombardieri che si tuffavano in picchiata sulla Marittima, quando un qualche cosa non ben definibile , forse un movimento turbolento del fumo delle esplosioni, mi mise in allarme, tanto che mi precipitai in sala gridando a mia moglie che aveva in braccio il piccolo Giovanni di aprir le finestre e di scendere subito in rifugio coi bambini.

In quel momento si udì una terribile esplosione e i vetri, non ancora aperti, si infransero fragorosamente con grave rischio per mia moglie, per me e per Beppino che stava già scendendo solo le scale e che – come noi – miracolosamente non fu investito dalla pioggia dei frammenti di vetro…

Scendemmo quindi di corsa e ci recammo in Campo San Polo, come molti altri, temendo che ulteriori esplosioni non facessero crollare gli edifici. Il che, per fortuna, non si verificò.

Foto del magazzino del Porto di Venezia che saltò in aria per le molte mine stoccate

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IL BOMBARDAMENTO DEL PORTO DI VENEZIA, 21 MARZO 1945

Venezia è stata risparmiata dalle devastazioni e dagli orrori degli attacchi aerei per quasi tutta la durata della Seconda Guerra Mondiale.

Unica eccezione era stato il mitragliamento alleato, il 14 Agosto 1944, della nave ospedale tedesca Freiburg, ormeggiata in Bacino di fronte a Palazzo Ducale che aveva causato la morte anche di 20 civili imbarcati su un battello di linea.

Soltanto dopo la distruzione dell’Abbazia di Montecassino, il 7 Aprile del ‘44, era stato stilato un elenco dei siti e delle città di interesse storico-artistico da risparmiare.

E Venezia, ovviamente, era tra i luoghi da non bombardare.

Ma gli alleati anglo-americani si erano accorti di come la città fosse divenuta snodo cruciale di una rete di trasporto fluviale, con cui i tedeschi avevano sostituito quella ferroviaria, gravemente danneggiata.

Si decise allora di attaccare il porto della città, con un’azione (il nome in codice era: Operation Bowler) che avrebbe dovuto essere quanto più possibile chirurgica. La missione fu affidata ad uno dei piloti più abili e decorati della R.A.F. (Royal Air Force): il colonnello George Westlake.

Nel assegnargli il comando, il vice-ammiraglio Foster chiarì l’assoluta priorità di non danneggiare obiettivi civili o di interesse artistico. L’operazione fu chiamata ‘bombetta’ ad indicare il cappellino borghese che avrebbero dovuto indossare, perché radiati, i militari, nel malaugurato caso avessero danneggiato qualche monumento importante.

L’azione ebbe pieno successo tattico con grave danno per l’organizzazione logistica dei nazisti.

Disgraziatamente però saltò in aria anche un magazzino in cui erano stoccate molte mine marine: l’onda d’urto che ne seguì, infatti, rase al suolo un edificio di cinque piani del vicino quartiere di Santa Marta, causando una ventina di vittime.

Lo stesso Spitfire (l’aereo da caccia monoposto ad ala bassa) che stava riprendendo lo scenario dell’attacco ne fu violentemente investito, come testimoniano le foto mosse scattate nell’occasione: l’esplosione ruppe i vetri della città e vi furono gravi danni agli affreschi del Tiepolo a Palazzo Labia. Addirittura il rosone della Chiesa di San Pietro a Murano crollò verso l’interno danneggiando l’organo.

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Il testo di questo post è stato scritto dal prof. Pietro Leonardi (nato a Valdobbiadene, il 29 gennaio 1908 – morto a Venezia, il 26 gennaio 1998) papà del religioso Cavanis Giuseppe Leonardi (nel post è detto “Beppino”), uno dei più grandi icnologi viventi.

Foto del Porto di Venezia prima dell’attacco del 21 marzo 1945